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Icop denuncia il pizzo: sei arresti per estorsione mafiosa

(18 marzo 2025, Udine) — L’azienda friulana ha rifiutato la richiesta della ‘ndrangheta e collaborato con la Dia, portando all’arresto dei responsabili

Di Paola Capitanio

Un subappalto da 5 milioni di euro e una richiesta estorsiva del 3%: 150 mila euro per poter lavorare in Calabria. Icop, azienda di Basiliano, ha scelto di non piegarsi alla ‘ndrangheta e di denunciare tutto alla Direzione Investigativa Antimafia (Dia), avviando un’inchiesta che ha portato all’arresto di sei persone per estorsione aggravata dal metodo mafioso.

La richiesta di pizzo e l’indagine
Tutto è iniziato nel luglio 2022, quando il capocantiere di Icop è stato convocato in un’abitazione e gli è stato intimato di versare la tangente per poter proseguire i lavori a Trebisacce (Cosenza), relativi alla variante del metanodotto Pisticci-Sant’Eufemia. Il pagamento sarebbe avvenuto tramite la sovrafatturazione di servizi come forniture di cemento e smaltimento rifiuti. L’azienda ha però deciso di reagire e ha fornito prove decisive alla Dia, che ha identificato Leonardo “Nino” Abruzzese come il mandante.

Petrucco: “Non torneremo in Calabria”
Il presidente di Icop, Vittorio Petrucco, ha ribadito l’importanza di denunciare le estorsioni per contrastare il potere della criminalità organizzata, sottolineando però la necessità di controlli più efficaci sugli appalti, andando oltre la sola documentazione cartacea. Dopo questa vicenda, tuttavia, l’azienda ha deciso di non accettare più lavori in Calabria.

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Last modified: Marzo 20, 2025
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